Lettera 7 - Ballare la musica, 2
Penso: forse un competente di musica balla con naturalezza, ma un semplice ballerino? I ballerini di tango, se professionisti, spesso hanno interiorizzato anche una buona base di teoria musicale, e in qualche misura ciò vale anche per il normale frequentatore di milonga, se ha un po' di orecchio musicale. È quella modalità della consapevolezza (lo ripeto) per cui si fa la cosa senza pensarci.
Amenábar*, nel suo libro di tango per i non competenti di musica, spiega che saper ballare tango implica la conoscenza dei passi di tempo semplice, di doppio tempo, di mezzo tempo, e questo è ancora il meno; per non dire della sincope, e, per quanto riguarda il tempo semplice, andrebbe conosciuta ogni possibile variazione che questo comporta. E c’è molto altro.
Non ne dubito, occorre saperlo o comunque è meglio saperlo. Ma interiorizzandolo con il tempo: chi si metterebbe a pensarci mentre balla? Occorre farlo, ballare, allora serve ballare e basta, perché se di base teorica si è consapevoli, quando si balla si dimentica la teoria, allo stesso modo che il tango, quando riesce bene (me lo testimonia qualche buon ballerino), si improvvisa senza pensarci prima. Ovvio che le differenze tra gli autori, le orchestre, tra i pezzi di tango (che possono variare di struttura musicale) verranno seguite naturalmente, perché si sente la musica, o perché, durante/dopo, nel tempo, saranno considerate dall’unità consapevole del Sé (mente/corpo). Oppure non verranno affatto seguite e allora sarà un disastro e anche questo, purtroppo, può accadere. Lo vediamo a volte in milonga.
Ma parliamo del positivo: ho visto ballerine (più spesso donne) provenienti dalla danza classica cimentarsi nel tango: alcune sono superlative, altre (le assolute eccezioni) anche di più, strabilianti. Molte hanno avuto difficoltà nella funzione di traduzione dalla classica al tango. È molto diverso.
Si frequentano, a volte, milonghe dove la musica, anche se al tempo-base del tango si può ricondurre, non è propriamente scritta per il tango. Si possono accusare dapprima difficoltà e qualche resistenza. Se si pensa che il tango classico è nato da musiche diverse tra loro, l’altra musica non la si dovrebbe avvertire mai come aliena, o comunque risulta spesso ballabile, variando i ritmi e i passi, magari variando l’abbraccio di tango – sappiamo che ce ne possono essere diversi.
Pesano le abitudini, soprattutto quando si fa da molto tempo tango classico, quello datato prima o dopo gli anni Trenta. Possono aiutare, se si vuol fare l’esperienza, la conoscenza di quei pezzi di "tango-non tango", e l’orecchio musicale, che prima o poi consente di ballarli in modo accettabile.
Importante nel tango è ballare le pause: ma cosa vuol dire? Durante le pause o silenzi della musica, che in alcuni tanghi sono veramente significative, o perfino se pause importanti non ce ne sono, i ballerini stessi potrebbero inventarne. Tra diverse frasi musicali o anche al loro interno, il movimento si può arrestare, sia pure per un istante. Ebbene, in quell’istante il feeling che circola nella coppia in musica e movimento continua a fluire. Si tratta di un’esperienza fondamentale per chi balla tango, appunto, sentendo il tango argentino – perché lo si sente, come emozione.
Questo anche è sentire il tango argentino: ballare insieme secondo ritmo o secondo melodia (in genere quando si dice "ballare secondo musica" s'intende secondo la melodia ma è improprio, anche il ritmo e le battute, ad essere precisi, fanno parte della musica), o alternando i modi, ballare le pause, sentire l’emozione esprimersi nel movimento in musica ma anche in certi silenzi.
*Si veda in generale, ma anche l’ultima parte del XVI capitolo in Balliamo con la musica! di Amenábar (Joaquín Amenábar, Balliamo la musica! , Buenos Aires 2009,tradotto in italiano nel 2013).
