Lettera 6 - Ballare la musica, 1
Mentre siamo in ballo, circola nella coppia una corrente che asseconda la musica, interpretandola. Si tratta di un momento in cui si capisce cosa può essere il tango. Ci si muove insieme morbidamente oppure in velocità. A volte ci si ferma con l’arresto della musica, un attimo, perché lo suggerisce la stessa musica o comunque perché troviamo motivo di una pausa, ma l’intensità continua a circolare.
Sento stavolta di ballare secondo ritmo, altra volta secondo musica. Dovrebb’essere evidente la differenza: alcuni modi di sentire il tango al momento, esigono ora questo, ora quello, come variazioni nel corso d’uno stesso tango. Non dipende solo dal pezzo musicale, dipende anche da chi balla. In ogni caso si tratta di sentire il tango ancor meglio e di continuo ci si prova, perché il tango non è soltanto illuminazione, che (dicono) ti tocca in certi momenti: occorre anche fare un percorso e, magari, ci si ritrova a inventare e a scoprire. Ma si tratta di improvvisazione.
I maestri, anche dopo anni, hanno cercato d’insegnare prima a ballare con il ritmo il che vuol dire con i tempi giusti, seguendo la battuta, la frase, il periodo musicale. E vedo chiaramente, dopo tanti anni di tango, che ballare con la musica (nel senso che ho appena detto: a ritmo) sia una cosa sola con la consapevolezza corporea che interessa la coppia che si forma di volta in volta, il due, non soltanto il singolo. Certo che il movimento viene indotto da chi guida, in genere l'uomo; ma anche la capacità di lei decide. Voglio dire che la donna può, come minimo, inserire nel movimento dei due pause e attese dovute ai suoi movimenti – p. e. il voleo o boleo, l’adorno – e nel caso può darsi che l’uomo debba ascoltare, fermarsi e lasciare che lei compia il suo movimento, attendere la frazione necessaria di tempo, riprendere quando è opportuno.
In milonga non si balla perché si è letto qualche manuale di musica per tangueri, e quindi perché si conosce la differenza tra il ritmo, la melodia, eccetera (qualcuno fa anche la differenza con il tempo dato dalla voce del cantante, che darebbe un terzo modo di ballare).
Non credo che il buon milonguero debba saper ballare il tango secondo i rituali tempi della frase, come l'otto eccetera, con tutte le varianti che questa regola generale può presentare, contando le frasi e ripetendo per l’opportuno numero di volte, quante ce ne vogliono per fare un periodo (in genere, 4 frasi) e poi l'intero tango composto di "n" periodi. Cioè non credo che il buon ballerino di tango sia bravo solo perché conosce la teoria della musica: ma lo è quando, pur conoscendola, se n’è dimenticato. In questi anni inoltre ho visto ottimi ballerini che vanno ad istinto e orecchio, come si dice.
Hanno il tango dentro: in milonga puoi ballare benissimo se hai “orecchio” ma sai ben poco, può capitare, di teoria musicale o di teoria musicale del tango.
Di solito è vero. Se sei un musicista o sai di musica perché suoni e componi, in genere, ti trovi molto bene anche nell’interpretare ballando, lo vedo, perché … sai come muoverti in musica ed espressione del corpo. Non ho visto un solo musicista ballare male, se davvero era un musicista, anche se da tanguero aveva un repertorio di pochi passi. Ballare, dicono, non è questione di quanti "passi" hai in memoria. Ha ragione chi lo dice: non solo un musicista balla quasi naturalmente (un artificio che sa di natura, si direbbe) ma anche uno che balla senza essere un esperto di musica.
