30 Novembre

Editoriale: Il Parmenide come atmosfera

Editoriale
Il Parmenide come atmosfera

   Il Liceo Classico Parmenide, adesso con la Riforma divenuto Liceo Parmenide, non è i vecchi muri del palazzo di via Rinaldi. No, per fortuna: a dir la verità, i muri potrebbero essere in miglior salute – basta vedere quelli della precedente sede, più antichi ma curati, quasi di fronte, ora uffici comunali e aula consiliare, che sembra ridano dei guai “fisici” del Parmenide, quest’anno novantenne. Ma basta poco a rimediare. E comunque il Parmenide non è i suoi muri. 
   Se qualcosa del tempo e della storia potesse restare – e non è escluso, perché forse  del tempo  nulla sappiamo – sarebbe forse qui, custodito in  questo forziere dei muri del  liceo. Se i muri potessero parlare, racconterebbero tante storie tremende e tante altre stupende.
   Storie di professori e di studenti anonimi oppure leggendari, piccole leggende nella leggenda del Parmenide.  E dei presidi che si sono avvicendati: serve dire che sono stati differenti? Ma ognuno ha dato la propria impronta all’Istituto e ognuno vi ha lavorato secondo il proprio stile. Una continuità nelle differenze, che si vede.
  Il Parmenide è le storie delle donne e degli uomini di questa terra così attraente e illustre.
  Il Parmenide come questa terra è centro e periferia allo stesso tempo, perché le nozioni di centro e periferia sono ovviamente un relativo nello spazio e nel tempo.
   Né vecchio né giovane, ma venerabile della sua tradizione di studi e sempre risorgente col sole, perché abitato dai giovani.
   Difatti è vero, come riportiamo nelle pubblicazioni del nostro Istituto, che il presente ha un cuore antico; ma, riguardando sotto un diverso aspetto del tempo, è anche vero che il presente è gravido dell’avvenire. I due concetti, in fondo sono uno solo, e si completano.
   E quindi non solo del passato ci deve importare, perché influente, ma anche del presente, in vista del futuro; e nel presente l’Istituto vede una serie di docenti di punta impegnati nella didattica ordinaria e i coordinatori di classe, alla base di ogni discorso; e in altre attività,  funzionali alla centralità del pedagogico, i docenti designati per le funzioni strumentali e i collaboratori del dirigente, i componenti gli uffici e gli altri non docenti, in un quadro spesso armonico, per quanto è possibile a una scuola; sicché si può dire anche in questo caso del presente che il Parmenide è atmosfera, in cui i rapporti tra persone sono alquanto sereni e il clima lavorativo appare buono.
   Il Parmenide incute rispetto: perché è un’atmosfera. Atmosfera che è un centro come una periferia, perché nell’anima non troverai confini, e il Parmenide è un luogo dell’anima e l’atmosfera che qui si respira è una respirazione dell’anima.
   Atmosfera fatta di differenze; ma anche di continuità: il Parmenide è un’atmosfera che le giornate di incontro e di celebrazione del novantesimo anno del Liceo hanno inteso esprimere e raccontare. 
   Come di consueto, qui di seguito si presenta una veloce sintesi dei contenuti.
   In apertura il professor Luigi Rossi, che abbiamo avuto i piacere di ospitare, servendosi nel suo puntuale intervento degli strumenti dello storico e attraverso un ragionamento di estrema lucidità, puntualizza come nell’immaginario collettivo la funzione che aveva il liceo classico sia stata sostituita da quella del liceo scientifico come tipo di scuola rispondente alle esigenze del presente e del futuro.
   Ex Dirigenti e Docenti del Parmenide pongono poi in evidenza le linee della propria conduzione della scuola e della didattica in anni da poco trascorsi, in continuità – ovvero lavorando nell’ambito di una visione pedagogica condivisa e nel comune mondo della scuola – ma ognuno, ovviamente, secondo uno stile e una visione diversa della mission, come oggi si usa dire. L’intervento dell’ultimo dirigente, prof. Carro, che si è dedicato per circa un decennio al Parmenide, e a cui si deve anche l’efficiente impronta organizzativo-amministrativa dell’attuale Istituto, puntualizza le linee portanti di una concezione pedagogica semplice ma funzionale, volta al rispetto di una rigorosa ratio studiorum, sulla base dell’assunto – senz’altro valido nelquadro delle direttive europee e del mondo contemporaneo – per cui studiare di più e bene equivale ad aver posto la giusta attenzione al futuro.
   Si sono aggiudicati il concorso di poesia gli alunni Maria Acito (II A classico) … con una composizione senza titolo ma su argomento … ; al secondo posto, ex aequo, Federica Puglia (II B classico) e Angelo Ferra V A ginnasio); una menzione è andata anche a Gianluca Fiucino (III B socio-psico-pedagogico).
   Interessanti e molto suggestive, oltre che a loro volta molto diverse, le figure dei due poeti, Galluccio e Pirrera,  che in due diverse giornate, a inizio di dicembre, hanno risposto alle domande preparate dagli studenti sui rispettivi testi poetici.    
   Impegnato, come ci ha abituato a vedere in anni recenti, l’intervento del prof. Cerone, altra figura importante nell’Istituto degli ultimi anni ma ora ad altra scuola, sulla rilevanza che assume l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione nella  scuola della Riforma. Altrettanto forse ma diversamente impegnato – perché invece di taglio etico – il breve intervento di chiusura del dirigente scolastico.

Letto 613 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Giugno 2017 15:50