Pochi al mondo hanno la distanza di Marcelo.
La sua solitudine, nessuno.
Ha la distanza della sua terra,
parla di vastità e di silenzi.
Solitario e lontano
balla, nel suo livello abissale.
Chiuso come la tenebra, lui
oscuramente conduce,
ma Sabrina danza come la luce
che rischiara
la fantastica notte.

Sabrina Amato e Marcelo Alvarez

Il tango è tutti i modi del guidare e
seguire, in persona.
Tu balla senza imporre.
Offri la tua variabile forma:
adeguarsi senza cedere
è specie della forza

Maria Filali e Gianpiero Galdi

Balli come vivi. Perché apprendi
da chiunque, perché commetti errori e devi
crescere. Ma balli
anche perché
sei capace di tener testa al diavolo.
E mentre vai ti si affacciano figure di tango
come parole di corpo, ci lavori finché sei
stanco morto.

Lorena Tarantino e Giovanni Cocomero

Esegui una figura.
Un passo - s'alza vento sul mare.
Il corpo della danza è vento elementare.

Altro passo,
ogni passo un quarto di luna,
sull'onda della fortuna

Natalia Cristofaro con Pablo Calvelli

Tango è meditazione in veloce sensazione,
raccogliersi e riflettere in azione,
una mente che suscita e provoca una mente,
attesa di figure di risposta,
pazienza che intesse arti d'ascolto,
orgoglio nel confronto

Yanina Quinones e Luciano Neri Piliu

08 Settembre

Per il II tango festival internazionale di Salerno

L'intervento è stato richiesto e risulta pubblicato nel n. 1 della rivista "L'abbraccio del tango" dell'associazione "La posada tango" di Battipaglia (settembre 2013).

CaroTony, poiché mi hai dato libertà sull'argomento, intendo parlare in questa tua rivista della Posada Tango dello International tango festival di Salerno, la cui seconda edizione si è svolta, come sappiamo, dal 31 luglio al 4 agosto scorsi. La maniera a me congeniale di parlare di tango, come nel mio libro, è quella informale ma efficace e svelta della lettera: spero non ti dispiaccia.

L'anno scorso ho avuto qualche riserva, a parte il piacere di rivedere, a titolo di maestri o di ospiti, amici che avevo conosciuto a Buenos Aires. Quest'anno l'organizzazione del Festival, il mutamento di location e la scelta dei maestri mi hanno fatto cambiare idea.

Il festival internazionale non si organizza necessariamente in una grande città, ma si basa su un buon capitale sociale tanguero e su talenti organizzativi: lo dimostrano gli esempi di Tarbes in Normandia ma anche di Mantova, L'Aquila e delle città siciliane in Italia (non considero, ovviamente, Roma e Napoli, oltre Torino, grandi città europee o comunque ben maggiori che Salerno). Ma infine l'idea di organizzare a Salerno, a mio parere, è un vero successo – mi è bastato assistere a tre serate su cinque, si vedeva già dal 31, quando il festival non era entrato nel vivo e l'ondata maggiore degli arrivi era ancora ... per strada. Per non parlare, allora, delle notti fra due-tre e tre-quattro agosto, con punte in cui la pista (i tangueri hanno voluto utilizzarne soltanto una delle due) era gremita. Eppure si ballava.

Credo che, nell'organizzare qualcosa di questa dimensione, serva anche mettere al lavoro le risorse migliori di cui si dispone. Così è stato, a partire da Gianpiero Galdi e Peppe di Gennaro e dai tangueri a loro più vicini, che hanno unito, in un nome inventato allo scopo ("Arrevuoto": carattere napoletano-campano, va benissimo!) le forze maturate di fatto nei due centri, uno al Vomero (Mumble Rumble) e l'altro, Gtango Salerno, e soprattutto un saldo legame di amicizia. Per quanto riguarda il centro di Salerno, Gianpiero (ballerino egli stesso e maestro ormai affermato, per quanto giovanissimo) e suo padre Michele Galdi, da un quindicennio maestro di tango egli stesso, hanno messo a frutto le relazioni internazionali tessute nei numerosi viaggi a Buenos Aires ma anche in Europa, dalla Russia alla Gran Bretagna.

Lo mostra la "rosa" dei TJ che hanno ispirato le serate, uno diverso per ogni notte, ogni notte suggestiva per varietà e qualità, con le maratone dalle 22-23 alle 6 e oltre del mattino successivo. Lo mostra la variegata partecipazione, per cui si poteva invitare ed essere invitate nelle lingue più diverse – dall'Europa al Sudamerica, appunto.

La location si è rivelata elegante, comoda e divertente, con il riferimento degli alberghi della costiera e della città, a partire dal prestigioso Lloyd's Baia, e il grande posteggio adiacente; con la capillare organizzazione (in cui sono stati molto attivi anche gli amici salernitani di Tango libre), dal bar centrale, alla portata di tutti, all'installazione del parquet, nei due grandi spazi disponibili all'interno del recinto, completata la notte prima dell'inizio dai tangueri-operai, a formare due piste da milonga con tutti i requisiti del caso; alla progettazione di itinerari per la costiera amalfitana, che inizia proprio da questo punto, da secoli meta di turismo di ogni tipo.

La scelta dei maestri e ballerini, nella coppia inedita Kara Wenham-Javier Antal, giovane ma molto affermata e ancora in ascesa, e nell'altra, da molto tempo sulla cresta dell'onda nel mondo, Juana Sepulveda-Mariano "Chicho" Frumboli, ovvero pochi ma ottimi, mi sembra sia stata molto opportuna. Ho apprezzato la freschezza e la novità, il valore tecnico dei primi, nella esibizione del 3 agosto; anche in passato, ho partecipato a seminari e lezioni degli altri due. Le esibizioni quindi sono risultate ad altissimo livello. A mio parere va notato il rilievo offerto talora dai primi due allo stile più tradizionale del tango, con l'abbraccio spesso in primo piano, ma anche, in particolare, nella prima esibizione della seconda coppia, che invece è coppia di tango nuevo, affermatasi nello studio delle variazioni del movimento, in cui Frumboli eccelle, a partire dalle esibizioni con Eugenia Parrilla, a adesso e da anni con Juana Sepulveda. Ciò suona, noi ed essi intendiamo, come un omaggio doveroso e un debito da riconoscere alla storia del tango ma anche come suo carattere sempre attuale, da cui non si può prescindere: perché sempre l'abbraccio è il tango. Ma importante è stata anche la terza esibizione Frumboli-Sepulveda, addirittura eseguita sulla celebre Sonata al chiaro di luna di Debussy, a significare che, sempre proseguendo un lavoro iniziato da anni dalla coppia, il tango contemporaneo è linguaggio universale del corpo, nonché potente a prescindere dalle luci e dall'ora, soprattutto applicabile alla musica non solo popolare (tango come ballo nato nella strada) ma anche nobile d'ogni tempo.

Dunque ho partecipato, e devo dire che sono stato catturato e divertito, dal momento che, ovviamente, le ballerine venute da ogni dove, brave e anche bravissime, erano là per essere invitate e ballare, per fare tango. Perché nessuno ha voluto usare la seconda pista, nonostante gli spazi ristretti, a certe ore, quando nella prima era quasi impossibile ballare? Perché, come mi diceva Michele Galdi, chi sa ballare non ha bisogno di spazio; anche, aggiungo, per dare corpo a quella unità vivente e pulsante nella musica, che a certe condizioni diventa una milonga. E questo si sentiva.

Gli amici dunque hanno portato Salerno nella circolazione internazionale del tango: e ciò è molto positivo, nessuno può contestarlo. Già lo aveva fatto Spinelli qualche anno fa, ma non ha proseguito; e le associazioni tanguere salernitane, le maggiori e le minori di numero, avevano sviluppato una cultura del tango che poteva offrire questo risultato. Ma loro sembra ci riescano meglio, per diversi motivi, e forse (finché ci sarà voglia) in modo permanente.

Credo, Tony, che anche tu abbia autentici talenti nella tua associazione, e auguro che anch'essi possano al più presto esser riconosciuti e valorizzati come meritano.

Un abbraccio.

Letto 681 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Giugno 2017 16:01