12 Gennaio

L'io e gli altri1/Il mito della libertà: libertà e legame

Il 19 dicembre 2015 all' officina delle idee - Angri 
“Il mito della libertà. Libertà e legame” 

Inizio domandando: cosa intendo per libertà e cosa intendo per legame? Per libertà sono state intese tante cose diverse e anche opposte in tutti i tempi del pensiero. I teorici del libero arbitrio si sono opposti, p. e., ai filosofi della necessità. Ma tutti hanno ritenuto di dare un loro punto di vista, una visione della libertà. Libertà è un modo di essere dell’uomo nel mondo, almeno nella nostra tradizione.
D’altro canto si domanda la relazione della libertà al legame. Per legame s’intende anche qualcosa di forte, come il concetto chimico insegna: nel mondo umano il legame è qualcosa di importante, che può modificare la sostanza delle entità in rapporto. Dunque s’intenderà che il legame è forma anche importante di relazione, mentre la relazione generica o il contatto superficiale non legano affatto (p. e. il contatto facebook o il contatto per vicinanza fisica). Si potrà anche obbiettare che non è così ma dipende ancora una volta dal senso che diamo alle parole. 

A questo punto si può dire che, in apparenza, mettere in qualche rapporto libertà e legame vuol dire pretendere che vi sia qualche rapporto tra i contrari, perché a prima vista sembra che libertà sia proprio l’opposto di legame. Come, si dirà: libertà è mia competenza di orientarmi in autonomia nel mondo, e legame è ciò che sembra la ostacoli: e allora che rapporto vi può essere tra libertà e legame? Se vogliamo che le parole abbiano una qualche efficacia sulla vita, perché potrebbero, occorre che ci si metta d’accordo sulle parole migliori e sul modo migliore di usare le parole. 
Occorre allora scegliere un punto di vista. Il punto di vista efficace p.e. non può essere quello delle neuroscienze, non in assoluto, perché è vero che dal nostro cervello siamo determinati ma è anche vero che "io" non sono del tutto i miei neuroni, né le sinapsi, né altro elemento, perché queste conoscenze non mi offrono ancora i significati che mi guidano nel mio mondo. In quest'ambito dello spirito il tutto è più della somma delle parti. Il punto di vista delle neuroscienze è prezioso ma debbo adottarne un altro, e propongo il punto di vista di come le cose mi si presentano, o fenomenologico. 

Come si presentano le cose a me? La libertà si offre quasi sempre entro legami: già nell’antica concezione di eleuthería il termine veniva inteso come vivere entro gli usi e le tradizioni della propria comunità, dunque in un preciso legame, si direbbe una condizione, senza tuttavia piegarsi a tiranni locali o esterni: si potrebbe allora dire che, almeno in certo senso, cioè rispetto alla propria comunità, libertà era mancanza di libertà. Ma dipende, e facciamo esempi attuali, non antichi. Qualsiasi tipo di relazione forte è legame. Gli amanti, per eccellenza, sono legati. Ma anche il ragazzo lo è con la scuola, con il gruppo dei pari. I legami familiari forse escludono la libertà? No, li si è scelti (almeno i coniugi si sono scelti!). 
Se penso la libertà non dal punto di vista dei neuroni ma dal punto di vista del mio modo di percepire, e quindi di ciò che a me appare, sembra che talvolta io abbia la padronanza dell’attendere e deliberare, e quindi che io possa decidere con calma, talaltra che io debba decidere nell’arco dei secondi, e che in quest’ultimo caso la mia possibilità di deliberare sia alquanto limitata. Ma anche questo non sempre è vero, p. e. di fronte a decisioni difficili, che non vertano sul come impiegare il fine settimana. 

Come si discute il rapporto libertà/legame dal punto di vista del mondo contemporaneo e del presentarsi delle cose in fenomeno? Da due punti di vista, propongo: società coese/società individualistiche, primo: e secondo, conseguente percezione di isolamento e solitudine (“la folla solitaria”)/percezione di forti legami, ma insieme, con prevalenze dell’una percezione o dell’altra secondo il momento. Vorrei cioè sostenere che molto dipende dalla società o dal gruppo in cui ci troviamo, ma che comunque non siamo mai, neanche trovandoci soli in cima a una colonna (stiliti), privi di altro legame: piuttosto cambia il fenomeno nella nostra percezione e il tipo di legame (in questo caso, alla divinità). Oggi si è assistito alla frammentazione dell’etica collettiva, per cui la libertà non ha più tanto un senso comunitario ma sembra ne assuma uno individuale: ognuno dà alla propria libertà i colori che vuole, così si dice. Oggi come ieri, poi (perché sempre è stato così) anche nell’ambiente più fortemente coeso si presenta il momento critico, in cui l’antica forma di libertà in ossequio alle consuetudini viene in conflitto con altre forme che si prospettano, ritenute più desiderabili. Il fatto che si decida, come appare e come quindi si può constatare, in alcuni casi in un modo e in altri in un altro, si può leggere ancora una volta come una manifestazione della libertà come limitata autonomia, oppure libertà come maggiore autonomia, che tuttavia porta sempre a contrarre nuovi vincoli e nuovi legami, o anche si può vederlo al contrario. Gli esempi abbondano. L’esempio dei militanti guerriglieri e/o terroristi islamici. Il foreign fighter. La ricerca delle forme estreme del legame anche come risposta al senso di mancanza di legami forti da parte dei giovani europei. La loro libertà viene ricercata nel loro legame. Come per tutti. Ma, per essi, diversamente. Libertà e legame vs libertà e isolamento come falso dilemma. Le situazioni che potrebbero essere: che si resti liberi ma negli usati legami, dove tuttavia l’esperienza di isolamento è meno forte fino a desiderare “qualche momento per sé”; o che i legami usati li si rompa, di fronte al conflitto, anche provando l’esperienza forte dell’isolamento, e forse allora si dirà, come già hanno detto, che nella vita del singolo prevale la solitudine come controparte della libertà; insieme, che si sono contratti nuovi legami, dato che libertà è sempre in relazione opposta a legame, sì, ma non esclusiva, cioè non contraddittoria. Libertà non prescinde da legami e l’uomo non è il buon selvaggio. Anche l’eremita è in legame di re-ligio alla divinità. Un legame per quanto sia immaginario (?) può divenire molto forte. 
Se la libertà è un mito, allora essa assomiglia a quello della fenice: nell’ambito di ogni sorta di legame si ritrova – e sempre risorge dalle proprie ceneri. Ma legame è condizione di libertà.

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