06 Maggio

Intervista su etica e ontologia. Conversazioni con gli studenti al "Parmenide" di Vallo della Lucania

Carlo Di Legge, già dirigente scolastico del 'Parmenide', dopo aver presentato (il 23 aprile), presso l'aula consiliare del comune di Vallo, le sue ultime due opere, fresche di stampa: "Ontologia" e "Eros e Paradosso", il 10 maggio incontrerà i "suoi" ex-ragazzi del Liceo Classico, con cui discuterà delle tematiche portanti dei suoi testi. Abbiamo rivolto al filosofo-poeta Di Legge, due domande, utili per un primo approccio ai suoi scritti. 
Perché questa tua ricerca sull’ ontologia? 
Il punto di partenza è sicuramente la filosofia di Parmenide, la vera origine del pensiero filosofico, ma quali sono gli esiti della sua ricerca sulla cultura e sull’uomo attuale? Ontologia è la scienza dell'essere in quanto essere – nel modo in cui la filosofia può essere scienza. Cosa vuol dire questo? Anzitutto, il termine ontologia certamente non nasce con Parmenide; tuttavia la testimonianza prima è di Parmenide, nel senso che egli è il primo, com'è noto, a pensare e a porre il problema dell'essere. La filosofia è in generale il campo del pensabile in quanto pensabile, non è scienza come le altre scienze, nel senso che la filosofia non delimita il proprio oggetto nella maniera delle scienze, ma in generale delimita e, nel caso, illimita; certamente, se la filosofia s'interessa alla mente, allora viene a contatto con le scienze che si occupano della mente, comunque questa venga intesa, e dialoga con quelle, entrando come potenza analitica e sintetica di pensiero nei loro ambiti, nei presupposti, nei metodi, nelle conclusioni; ma, certo, la filosofia non s'interessa solo alle scienze della mente, bensì, potenzialmente, a tutto il pensabile. L'ontologia è quell'ambito o campo filosofico che si occupa dei presupposti dell'essere, ovvero di quei caratteri che l'essere non può fare a meno di avere, se debba considerarsi tale, cioè essere; e per essere s'intende, in qualche senso preciso, il presupposto di ciò che è. Di conseguenza l'ontologia, in generale, contiene delle indicazioni su cosa sia da vedere come necessario alla realtà, e cosa sia da considerare accessorio o non necessario. Il senso preciso dell'essere di ciò che è va precisato di volta in volta. La questione sembra più complessa di come viene posta da Parmenide: 1) Parmenide è il primo a porre la tesi dell'essere ma, sulla strada da lui indicata, sembra non si possa dire e pensare altro che l'essere. Si potrebbe dire così: il movimento della filosofia, se vuol dire l'essere del mondo e non l'essere, passa dalla posizione della pura contraddizione di Parmenide (l'essere è; il non-essere non è) a quelle della contrarietà e della sub-contrarietà (tra due opposti, possono esservi molte sfumature o posizioni possibili). 2) La corrispondenza pensiero-essere già nel pensiero antico – con Gorgia – viene decisamente posta in discussione. Ed è tutt'altro che un sofisma, nel senso che non si tratta affatto un trucco retorico o dialettico. Si evidenzia così, accanto alla dimensione dell'essere, posta da Parmenide, quella non corrispondente del pensiero – e, nello stesso brano di Gorgia, anche l'altra, quella del linguaggio e della difficoltà della comunicazione di ciò che è. Ma l'ontologia è, in senso generale, l'affermazione del fondamento e il pensiero sempre la presuppone. Ogni pensiero che si affaccia alla successione storica del pensiero filosofico evidenzia dei presupposti, in base ai quali – sulla base dei quali, è il caso di dire – il pensiero può sostenere ciò che poi intende affermare. Questi presupposti sono i presupposti dell'essere, quindi costituiscono l'ontologia di quel pensiero. Nella storia del pensiero noi possiamo assistere a tanti tipi di manifestazione del pensiero, che si basano su diversi tipi di presupposto. Ad esempio, l'ontologia di Democrito si fonda su atomi e vuoto e si dirà, con una certa ragione, che si tratta (ma non è proprio così) di un'ontologia materialistica; quella di Platone, che si fonda sulle idee, viene detta idealismo, e le due ontologie appaiono, almeno se così definite, come contrapposte. Sulla ragione della contrapposizione e delle differenze tra ontologie diverse e filosofie diverse non è il caso, qui, di insistere. Basti dire, per introdurre il discorso del libro Ontologia. Elenchi della terra e una specie di oceano, che qui si parla di presupposti del nostro mondo, ovvero dei fondamenti di ciò che è importante per la nostra vita e ne determina la forma: non, quindi, del mondo in generale. Questo libro non afferma – vi si trova scritto – i presupposti generali della realtà, perché di questi si occupano oggi la fisica delle particelle o grandezze subatomiche e l'astrofisica. Anche questo è vero fino a un certo punto, ma verrà forse chiarito nella discussione. 
L'Etica per te non è semplicemente praxis, azione che riguarda l'agire condiviso. Ci proponi un'etica delle passioni, nel senso che l'etica scaturisce dalle passioni. La tua non è un'etica prescrittiva ma descrittiva. Ci vuoi sintetizzare la tua "particolare" visione dell'etica?
Etica è la scienza filosofica della formazione del carattere, dunque il campo del pensabile in quanto pensabile, la filosofia, che si occupa della vita singola rispetto a sé e agli altri (mentre la politica si occupa della vita associata e delle forme dello stato), e, analogamente che per l'ontologia, indica all'uomo ciò che è preferibile fare e ciò che è preferibile evitare. Analogamente: ovvero sulla base di un'ontologia, in genere, perché nel pensiero di un pensatore ciò che viene pensato in generale mostra una certa coerenza, e dunque l'etica dovrebbe fondarsi sull'ontologia, per quanto è scritto sopra, alla voce ontologia. Ma il titolo di questa etica delle passioni è eros e paradosso e il sottotitolo va letto un po' ironicamente, nel senso che per un'etica delle passioni si deve intendere nel senso che l'etica appartiene alle passioni, e non, come si trova nella tradizione classica della filosofia, alla ragione. Il genitivo, in etica delle passioni, va inteso come un genitivo soggettivo. Si tratta di un sovvertimento del punto di vista, rispetto alla tradizione del pensiero filosofico. L'etica non viene pensata e scritta da un soggetto – l'autore – che si qualifica come soggetto preva-lentemente pensante e razionale, ma, come tutti gli uomini, come uomo-mente caratterizzato dalla grandi passioni che ne formano la personalità e lo spingono a scrivere, a fare e a dichiarare quel che fa, sente e pensa. Perché questo è l'uomo in generale, e lo si descrive così perché le psicologie del profondo, da oltre un secolo, lo descrivono in questo modo. La filosofia deve dialogare con le scienze, si è detto: di conseguenza deve anche tener conto di alcune acquisizioni delle psicologie, senza limitarsi a ignorarle nel nome del mito della razionalità pura. L'uomo è struttura di personalità psico-fisica il cui carattere viene dato dalle grandi passioni che lo costituiscono – ogni uomo porta le sue, e lo si riconosce altrettanto facilmente da quelle che dal volto – e la formazione del carattere non è di natura razionale, se si pensa che la ragione, secondo questi modelli, è solo la punta emersa della personalità psico-fisica. Dunque il pensiero ne viene condizionato, ma questo non è in sé negativo, perché le passioni, di cui il pensiero fa parte, possono spingere l'uomo alle sue più grandi conquiste. Ne deriva che, se l'etica tradizionale è in prevalenza prescrittiva – ovvero descrive l'uomo in generale (antropologia, psicologia) ma soprattutto gli indica una strada del cambiamento, valori e fini del lavoro su di sé – l'etica delle passioni è soprattutto descrittiva – in prevalenza, cioè, offre una visione dell'uomo, e ben poco si occupa della sua modifica: le passioni vanno coltivate, quando sono positive; combattute con ogni mezzo, se sono negative. Il carattere in linea di massima è già dato e vi si può intervenire ben poco. Ma esiste una serie di gradi intermedi tra le grandi passioni e i comportamenti, su cui di fatto le psicologie del rimedio e della cura – le psicoterapie – e la psichiatria con le neuroscienze cercano, con qualche successo, di intervenire. Questi sono solo alcuni degli argomenti di eros e paradosso, che mostra una struttura piuttosto complessa e ottiene riconoscimenti, anche da parte di autori molto qualificati, a causa della innovativa maniera di vedere il rapporto ragione-passioni o emozioni.

Letto 872 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Giugno 2017 12:55