18 Ottobre

Gabriele Pulli, "L'inconscio dell'élenchos. Contraddizioni vere e contraddizioni apparenti".

Gabriele Pulli

L’inconscio dell’élenchos. Contraddizioni vere e contraddizioni apparenti

Liguori Editore, Napoli, 2025

Nota di lettura

Si guardi l’indice di questo lavoro di Gabriele Pulli: dapprima la parte del titolo «sul pensare» poi un «intermezzo» che consente di rendere evidente un ordine d’idee che pare cambiare (in realtà era stato, sarà sempre lo stesso) e infine la terza parte, «sul pensare, sul sentire» che compie il viaggio del discorso: il pensare è insieme al sentire, anzi ogni pensare è nel dominio del sentire. La bibliografia è, come sempre, esauriente, essenziale, importante.

La parte Sul pensare affronta sùbito il fondamento del pensare in generale, che dal tempo dei Greci, già prima di Parmenide e poi con Aristotele e gli altri, è il principio di non contraddizione. Ma il principio di contraddizione, come lo si dimostra? Attraverso la figura dell’élenchos: cioè chi intendesse negare il principio si troverebbe ad affermarlo nel tentativo stesso di negarlo perché, tanto se si vuol dire qualcosa, quanto se s’intende negare qualcosa, comunque vale il principio di non contraddizione e ciò s’intende per il principio stesso.

L’autore introduce il concetto di inconscio dell’élenchos: cioè si può tentare anche di negare il principio, non avvedendosi che la propria intenzione deve fallire, dunque nel caso essendo inconsapevoli. Oppure si può non provarci nemmeno.

Ma credo si tratti, qui, di un elemento estraneo al mondo dei logici, nel momento in cui essi ritengono di aggirarsi in un mondo di entità indipendenti dall’uomo biologico, sussistenti a prescindere dalla vita quotidiana: credo che un logico puro si sentirebbe stizzito dalla

invasione dell’inconscio, che freudianamente è connesso al mondo della vita e del sentire, nelle sfere del pensiero, nel momento in cui lo si ritiene esente dal divenire, come pensò Parmenide.

Invece, in positivo, qui l’autore fa un lavoro molto ambizioso e legittimo, perché vede l’unità tra il fondamento del pensare e il fondamento del sentire: tra l’élenchos e l’inconscio. Anche élenchos e quindi il principio di non contraddizione cioè, secondo l’autore, presuppongono un inconscio: perché, nella misura in cui si ammette che, pensare e sentire sono insieme. Delle successive argomentazioni svolte in questa prima parte, menziono solo la posizione anglo-sassone del dialeteismo, che nega il principio di non contraddizione: per il britannico Priest, per quanto riguarda lo spazio, «vale l’esempio della soglia, dunque del confine nello spazio: “esco dalla stanza. Per un istante sono… con un piede dentro e un piede fuori…Sono nella stanza o no? … sì e no». 7. Per potere argomentare così occorre, come Pulli argomenta sùbito, di supporre un limite o un confine tra le cose, e lo stesso «nel tempo: “Forse Socrate è sia seduto che non seduto, nel momento in cui si alza”» ivi. D’accordo. Queste però, riferite ai confini, non sono contraddizioni vere – come gli stessi dialeteisti trovano – , e si potrebbe osservare che esse sono riducibili alla contrarietà logica, in cui è possibile, non impossibile, che la cosa sia altrimenti, e tra le due possibilità se ne possono dare altre. Quel che resta, oltre i successivi argomenti su Aristotele, Parmenide e la logica antica, è che non v’è tanta distanza tra pensiero e inconscio. Anzi…

La cosa viene resa esplicita nell’ intermezzo: la regola della non contraddizione, come ogni regola, implica una tendenza alla sua trasgressione. Ma chi nega questa regola? L’inconscio, è la risposta, non la ragione da sola, per cui, come afferma Freud, la regola non vale, ma l’inconscio «risulta essere, nella profondità della propria psiche, ciascuno di noi». Siccome, più precisamente, «Freud ha affermato che … “il nucleo dell’inconscio è costituito da … moti di desiderio”» si tratta infine del desiderio. «Il desiderio, infatti, sembra mirare sempre a qualcosa di contraddittorio, … di determinato e d’indeterminato, di passato e di futuro, di reale e d’immaginario». Ma si devono presupporre due modi del desiderio: «Nel primo modo, al pari del negatore del principio di non contraddizione nella figura dell’élenchos, il desiderio è destinato al fallimento» nel senso che, anche se si consegue ciò che si desidera, esso nel caso migliore «declina a oggetto del bisogno» ovvero «non lo si desidera più». Nel secondo caso, che corrisponde alla presa di consapevolezza, a quello che era il «disvelamento dell’inconscio dell’élenchos –, il desiderio giunge innanzitutto a costituirsi come tale… Può dunque appagarsi…, la vita diviene compiutamente vivibile». La vita sarà in tal senso pacificata: «il desiderio instaura il principio di non contraddizione, che apparentemente nega, nel cuore della vita», e l’immaginario «viene situato nel posto giusto: nel posto in cui non è chiamato a divenire ciò che non può divenire, ma soltanto a essere ciò che è», tanto che l’oggetto del desiderio sia cosa nel mondo, quanto che non vi sia affatto.

Se all’inizio si era nel dubbio, ora il dubbio è superato: il discorso verte non sulla logica come arte degli specialisti ma su pensiero e sentire, sul pensiero che indaga nelle psicologie, sulle psicologie come fondate sul pensiero, come si vede nei lavori dell’autore.

La relazione tra Pensare e sentire è appunto argomento dell’ultima parte: se si pretende l’assenza del sentire dal pensare lo si amputa – «Si determina così un pensare che è soltanto un pensare, privo del calore emozionale del sentire, e un sentire che è soltanto un sentire, privo dell’intelligenza… del pensare». Richiamando Freud e Heidegger, mostrando l’accordo di certe loro tesi, si conclude che «la scissione fra il pensare e il sentire appare determinarsi dinanzi al nulla», argomento presente tra gli altri nella prima parte; il punto è che se si manca il nulla si preclude «la possibilità di pensare o di sentire compiutamente qualsiasi cosa» e all’opposto, «cogliere la differenza fra le cose e il nulla significa lasciar risaltare le cose con una vividezza che altrimenti non avrebbero». Andare di qui alla poesia, come anche all’autentico pensare, aggiungo, è di breve tratto.

Come superare la scissione tra pensare e sentire? In modo coerente con gli inizi del libro, ravvisando che «nel disvelamento dell’inconscio dell’élenchos è l’intera sfera del sentire…, invece che vederlo interrotto sul nascere» – il che «corrisponde a quanto scopre Matte Blanco quando afferma che "l’emozione è la matrice… del pensiero”. Il sentire, cioè, non si contrappone più al pensare, pur essendo… compiutamente sé stesso… il pensare incontra il sentire sul cammino verso la propria profondità. E viceversa. Ciascuno trova l’altro cercando sé stesso… il sentire acquista una valenza conoscitiva che altrimenti – deprivato della funzione del vedere a distanza, ridotto a una dimensione puramente egoica – non potrebbe avere». Ritorna il tema del nulla, in apparenza escluso agli albori della filosofia: si trattava, per vivere appieno le cose nella giusta intensità, di intendere che «Pensare compiutamente il nulla, e con ciò qualsiasi cosa in quella differenza dal nulla che ne svela il “volto divino”, è dunque di per sé un sentire, ha già in sé tutta l’intensità, tutto il calore del sentire». 

Letto 8 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Ottobre 2026 11:35