Ph by Sofia Di Legge Ph by Sofia Di Legge
15 Agosto

Il dito o la luna? Scrivere versi 2

Ho letto che il senso dello scrivere versi, anche oggi, consisterebbe un po' nell’essere sciamani e un po’ nel dire la difficoltà di vivere. Del primo so poco o niente; sul secondo, ci sarei, ma non basta. E cosa vuol dire per me, la poesia? Me lo domando ogni giorno, vedo che risulta più facile dire cosa non è, e cercare di farla in molti modi.

In ogni tempo la poesia è stata cosa diversa, diversa come? E non sono rintracciabili note comuni alla poesia d’ogni tempo? Lascio la domanda.

In senso generale, la poesia, o il tentare di scrivere in forma di versi – comporta, di fondo, l’intenzione di esprimere condividendo o ricerca di contatto con altri: allora l’unica differenza da una lettera sarebbe la forma del verso?

Scrivo prima per me stesso, mi serve. Rispetto all’altro da me, invece, la metterei in modo molto semplice: se risponde, dialogando, ne parliamo e allora qualcosa può funzionare; se no… me la canto e me la suono.

Allora, forse una forma del comunicare e del dialogo è, ma che dialogo? Lo so, i social e l’immediato. Saperli usare molto bene nel far girare versi e opinioni, sollecitando e ottenendo risposte, va benissimo ma cosa è? La poesia è efficace quando “resta”, resiste, magari per la generazione successiva e dopo, e allora comincia ad essere riconosciuta, come il proverbiale vino buono.

Poesia è parola, siamo d’accordo? No, c’è una poesia visiva o visuale. Implicite o no, occhio-orecchio-voce-sensi/mente, la poesia porta immagini, in qualunque modo s’intenda risalendo, nei grandi poemi dell’antichità, in ogni parte di mondo… peraltro “immagine” è almeno una dei sensi che si danno all’idea in Platone, se si prescinde da quel che egli sembrava pensare dei poeti. Poesia è ritmo? No, non solo. Può esserci ritmo sempre, nelle cose, o lo avvertiamo, e lo trovi anche nell’inorganico in certo modo, oppure in ciò che scrivi o nel parlare c’è sempre del ritmo, o nei suoni, o in natura vivente. Ma, direi con la filosofa, è importante la melodia, ovvero la buona successione delle parti in un tutto compiuto, e nella melodia, nella frase sta il ritmo (almeno nella musica in senso classico, non parlo del moderno). Quindi cosa importa di più, l’intero, la forma, o la parte? possiamo pure isolare la parte e fare delle cose molto interessanti ma diremo che è tutto?

Cosa non è, cosa è.

Poesia è intensità. Direi che la poesia non può prescindere da un senso forte e disvelante (la musica non ne prescinde mai: quando è buona musica, trasmette intensità di suono – o di silenzio – anche senza parola).

“La poesia è trasmettere sentimenti” (o, in senso lato, emozioni o passioni)? Sarà così ma – ahimè, ma questo può portare a certi risultati tremendi, nel migliore dei casi solo per divertire o intrattenere e nel peggiore… sono spazzatura. Se invece si dice che poesia è solo forma, almeno s’invita a essere attenti alla cura della parola e altre componenti formali: perché fare poesia è, questo sì, uso della parola nella maniera più forte e “concisa” (ma qui, cosa di volta in volta s’intende?) che ci sia. Tuttavia, in certi testi in cui v’è un inseguire estenuato della parola e della forma, metrica o verso libero che sia, si rischia nient’altro che tecnicismo, come se saper fare o apprezzare la pittura consistesse soltanto nel saper analizzare e ricomporre, come sapere che il maestro componeva i suoi colori in un certo suo modo: ci consente cosa? L'analisi, è uno strumento importante per l'analisi, ma per comporre l’opera? è da vedere.

L’intensità risiede in qualche modo nella buona poesia, si può ottenerla anche curando certi aspetti formali – allora risulta una specie di pregnanza della forma e si dice che poesia è arti-ficio: bene, credo che per tutti scrivere versi sia vicissitudine di continue messe a punto della scrittura e comunque poesia non sarà mai tale se ricerca solo l’effetto di colpire, come se uno maneggiasse il martello o la folgore del dio. Gli spettacoli degli artisti di strada, che, beninteso, sono rispettabili, geniali a volte e veri professionisti, sono cosa diversa, quelli sono preparati per attrarre e divertire. Ne ho visti e ascoltati, può darsi anche in poesia ma pochissimi ne sono capaci e non per questo sono i soli poeti. La forma migliore nella buona poesia non prescinde dall’intensità, presenta un certo stile riconoscibile ma che può cambiare, è compiutezza o voluta apertura (un testo poetico vero risulta come un tutto, anche aperto, con una propria autonoma vita), fa ritmo di qualche tipo, è composta anche per la voce-suono, certo. Ci sono criterî ma sappiamo che non c’è un solo modo, per fortuna, i poeti hanno fatto poesia in ogni epoca, come hanno pensato e creduto.

Pensando che forma sia tutto, fate pure, ci si può esporre a qualche inconveniente grave, come quando la parola non dice altro che sé stessa. Ma la parola dice solo sé stessa? Questa è una posizione, la mia è che in poesia non basta. Se invece credete che in poesia si tratti di sola emozione o di solo contenuto o di ritmo, non sarà affatto meglio.

Non l’una cosa o l’altra, non solo, forse così stiamo guardando il dito invece che la luna.

Chiunque ne sappia qualcosa, conosce le soluzioni date all’improprio dilemma forma/contenuto, come quella di Francesco De Sanctis, più d’un secolo e mezzo fa: sì, ce ne sono di più aggiornate. Ma il punto non è che il più recente abbia ragione solo perché nutrito di parole grosse come neuroestetica. Non è conoscere Semir Zeki o i suoi nipotini – a maggior ragione avendone letto, il problema è un altro, basta guardare certi titoli: sembra di restare alle parole-chiave come bello e bellezza, arte ed estetica.

Ammetto il capolavoro, frutto di somma bravura artigiana. Diffido del bello e della bellezza, dell’arte e dell’estetica. Se chi dice che la poesia è arte intende artigianato, ci siamo e per me non è questione di parole.

Scrivere versi può portare molto in là ma parlandone è meglio camminare qui dove si è. Ragioniamo: qualcuno sa cos’è la mediazione? Vedo che qualcuno invece di rinchiudersi s’è incamminato su strade interessanti e sa fare analisi. Spero e credo sia per generosità. Peraltro è naturale che ci si apparti per studiare, magari anche qualcosa d’inattuale, rimosso ai margini della storia ufficiale, e – sempre – serve parlarne.

(Ferragosto 2026)

Letto 201 volte Ultima modifica il Lunedì, 17 Agosto 2026 17:25