Pochi al mondo hanno la distanza di Marcelo.
La sua solitudine, nessuno.
Ha la distanza della sua terra,
parla di vastità e di silenzi.
Solitario e lontano
balla, nel suo livello abissale.
Chiuso come la tenebra, lui
oscuramente conduce,
ma Sabrina danza come la luce
che rischiara
la fantastica notte.

Sabrina Amato e Marcelo Alvarez

Il tango è tutti i modi del guidare e
seguire, in persona.
Tu balla senza imporre.
Offri la tua variabile forma:
adeguarsi senza cedere
è specie della forza

Maria Filali e Gianpiero Galdi

Balli come vivi. Perché apprendi
da chiunque, perché commetti errori e devi
crescere. Ma balli
anche perché
sei capace di tener testa al diavolo.
E mentre vai ti si affacciano figure di tango
come parole di corpo, ci lavori finché sei
stanco morto.

Lorena Tarantino e Giovanni Cocomero

Esegui una figura.
Un passo - s'alza vento sul mare.
Il corpo della danza è vento elementare.

Altro passo,
ogni passo un quarto di luna,
sull'onda della fortuna

Natalia Cristofaro con Pablo Calvelli

Tango è meditazione in veloce sensazione,
raccogliersi e riflettere in azione,
una mente che suscita e provoca una mente,
attesa di figure di risposta,
pazienza che intesse arti d'ascolto,
orgoglio nel confronto

Yanina Quinones e Luciano Neri Piliu

08 Febbraio

Il secondo libro di tango, V lettera. La lezione

Lettera 5. La lezione (2017)

Caro amico/a, qualcuno mi ha domandato a chi fossero dirette queste lettere. Si vede che è lontano daqueste cose: come un libro, quando si scrive per pubblicare, in alcuni casi si scrive per un pubblico abbastanza preciso, in altri casi e in ogni caso si scrive per chi leggerà.

Iersera si è ripreso a fare lezione con la maestra, e così è incominciato per me un altro anno di lezioni di tango. Cerco di raccontartene qualcosa, sperando che un giorno anche tu possa partecipare. Quindi scenderò in dettagli tecnici, anche se il meno possibile..

Sono tanti anni che “studio” il movimento, prendo lezioni, in modo continuo. E qualche volta qualcuno mi dico: dovresti smetterla di prendere lezioni. Come lo so? Forse non è più tempo o lo è per pochi stage e mirati, su temi e movimenti precisi.

Chi pensa così avrebbe ragione, ma non ha considerato il grande valore di questi maestri amabili, genuini e sempre disposti a offrire qualcosa di più. Si tratta di Nora e Juan Carlos.

Essi insistono di continuo su elementi fondamentali come la postura e la differenza del peso, dunque delle possibilità diverse che si danno combinando il camminare in parallelo (destro uomo-sinistro donna e viceversa) e cruzado (sinistro uomo-sinistro donna e viceversa). Si riconosce molto chiaramente il senso di una teoria del tango, perlopiù ballabile in milonga.

Certamente i maestri precedenti erano molto validi ma non abbiamo mancato quasi mai di apprezzare quel che ci danno Nora e Juan.

Questi maestri sono in grado anche di curarti separando dal gruppo uno di noi, se si trova in difficoltà provvisoria di apprendimento. Se qualcuno non riesce ad apprendere qualcosa di specifico (può dipendere anche dallo stato labile di attenzione di quel momento), lo ripetono con lui fin quando non ha appreso. Insegnano, insistono e ripuliscono, fin quando non sono certi che tutti abbiano appreso: e questo per loro è insegnare, vuol dire che tutti saranno in grado di eseguire il movimento, alla fine della lezione.

Ieri Juan mancava per via di una nascita importante che lo chiamava in Argentina e c’era lei, Nora, a fare lezione da sola. La conosco, sapevo che avrei avuto qualche buona sorpresa. Spero di far capire di che si trattava.

Dopo la solita mezz’ora di movimenti molto specifici, che chiunque balli da un anno deve saper fare e conoscere per muoversi in dissociazione (semplifico un po’ – movimento contro: avanti o indietro, gamba destra-spalla sinistra e viceversa) oppure a favore (avanti o indietro, gamba destra-spalla destra e viceversa), si passava al pivot. Il pivot è il movimento dei piede/caviglia del ballerino, o ballerina, per cui, unendo il piede libero a quello che ha il peso e poi ruotando di 90° a partire da un impulso indotto dal busto e dal corpo, si ruota in una direzione (destra o sinistra) e poi si prosegue su quella il movimento di ballo. Ieri si ripetevano, allora –uomini e donne, ognuno da solo – i quattro tipi di pivot. Ovvero: in appoggio o peso sul sinistro, pivot a sinistra o a destra; in appoggio sul destro, pivot a sinistra o a destra.

Eravamo tutti con almeno sei o sette anni di esperienza di tango ma già sull’esercizio del pivot eseguito da soli avevamo bisogno di qualche messa a punto: sul coordinamento corpo-piedi, sull’eventuale dissociazione, ferme restando tutte le questioni sulla corretta postura.

Fin qui, Nora ci guidava, dando il movimento davanti allo specchio, e ci osservava in modo da poter correggere i più evidenti difetti, cosa che fa con grande scrupolo e con una certa grinta, senza mai smettere di essere amabile. Non è una maestra nervosa, neanche quando è molto stanca. È sempre energica, se occorre sa anche essere tranquilla. Si regola con te per come ti conosce e ti sente in quel momento.

Ma il bello veniva adesso.

D’improvviso Nora ci invitava a disporci a coppie, e, senz’altra aggiunta, ci diceva di guidare all’altro o all’altra il pivot, ognuno dei quattro tipi! Era certamente una provocazione, e ben riuscita, e calcolata! Infatti si provava tutti, senza eccezioni, a eseguire l’esercizio, nessuno andava esente da errori, ma ci sentivamo incoraggiare.

Qualcosa che può sembrare del tutto semplice può diventare estremamente complicato, se non si “possiedono” fondamenti più che solidi. Ciò vuol dire che le immagini psicomotorie (cinestetiche) che ognuno ha di sé devono essere ben costituite, in modo da poter eseguire bene il movimento richiesto. Ma occorre, al contempo, sapere dove l’altro ha l’asse in quel momento, per sapere se è possibile guidarlo in quel modo che si vorrebbe.

Ed era questo il caso. Ad esempio: per guidare il pivot verso la direzione destra della partner, bisogna sentire dove lei ha il peso, a seconda che si stia camminando in cruzado o in parallelo: in modo da guidare trasmettendole la rotazione con il proprio petto. Ma non risulta una coordinazione facile.

Nora sapeva bene che non domandava una cosa facile, e veniva a provare con ognuno di noi l’esercizio; inoltre ridimensionava il compito, limitandosi a vedere se in almeno una o due direzioni su quattro eravamo in grado di guidare passabilmente il partner. Qui l’esercizio terminava, perché non c’era più tempo, con un impegno per la prossima volta: facciamolo a casa e “portiamo” qui un movimento perfezionato! Il suo incoraggiamento, infine: che comunque questi sono dettagli importanti, ma perlopiù li abbiamo acquisiti. Soprattutto, era una ulteriore apertura alla complessità del ballo e alla pensabilità.

Lo so, leggere le ultime righe ha comportato qualche difficoltà. Non potevo fare diversamente, mi sembra. Questi maestri non vendono passi ma danno da pensare: quel che fai ha la sua complessità, seguici se vuoi, noi te la mostriamo.

Dopo, qualcuno di noi diceva che tanto, in milonga, non si fa così, guidando col petto, ma ci si aiuta con le braccia (cosa vietata da Nora e da Juan, almeno a lezione) ma chiunque ammetteva la bravura straordinaria della maestra e la sua puntualità nella conoscenza applicata della teoria. Devo fare un’aggiunta che vuol essere un affettuoso riconoscimento: Nora in milonga accetta sempre l’invito a ballare, come almeno una metà delle maestre che conosco, a meno che non sia molto stanca.

Riescono ad essere grandi e autorevoli maestri, oltre che performer ricercati; Juan ha forte senso dell’ironia, di quella che non offende; restano sempre molto vicini e amici, e ottengono rispetto.

Letto 156 volte Ultima modifica il Sabato, 14 Febbraio 2026 17:40