06 Luglio

Gabriele Pulli "La fantasia d'amore": l'amore come illusione e come verità.

Gabriele Pulli

La fantasia d’amore

Liguori editore, Napoli, maggio 2025

                                                       Se nell’idealizzazione dell’oggetto d’amore è un sogno, …

                                                       nella fantasia d’amore è ciò che fa sognare     58

Il libro di Gabriele Pulli è ancora una volta un esempio di interpretazione filosofica dei capolavori pervenuti a noi nel tempo. Quel che chiamiamo arte si presta all’analisi di pensiero: l’assunto iniziale è che si tratta di risolvere un problema ermeneutico presente in Metamorphoseon di Ovidio e quello – complementare – in Midsummer’s Night di Shakespeare.

Non è da poco: «l’immaginazione s’insinua nelle vicende d’amore determinandone il destino: infelice nel primo caso, felice nel secondo. Ma da cosa dipende l’una o l’altra possibilità?» 3

Il libro è strutturato in modo snello, in una premessa, due capitoli e una conclusione. La bibliografia è a sua volta essenziale ma completa, importante.

Le due parti del libro vengono suddivise, suppongo anche per facilitare la lettura, in brevi paragrafi (in numeri romani) e ogni paragrafo articola il pensiero in punti (cifre arabe).

Nella prima parte, intitolata «Il riflesso di Narciso», si considera il destino, segnato dagli dèi, di Narciso – a cui Tiresia, anch’egli vittima di ritorsioni di Giove, ha detto che vivrà finché non conoscerà se stesso – e Narciso morirà specchiando il proprio volto in acqua: vedere il proprio volto è immagine del vedere se stesso? E si descrive anche il destino della bella ninfa Eco, già limitata in parola (da Giunone) per dover ripetere solo le ultime sillabe di ciò che ascolta ma che, innamoratasi di Narciso che vuol vederla, al suo rifiuto, una volta che gli si mostra, resta pietrificata: il dolore per l’abbandono, dunque, in certo modo “pietrifica”? Certo, può essere un nostro modo di dire e di sentire.

Ma l’indagine è tutt’altro e parte dalle parole di Ovidio che definisce l’immagine di se stesso, vista da Narciso, come «imaginis umbra» (cors.nel testo), tradotto «ombra di un’immagine» 9 o «In ogni caso: riflesso di un riflesso». Perché? 9. Questo è per l’autore – e per altri – un problema d’interpretazione, mai risolto: «La risposta a questa domanda non è mai stata data». 10

La risposta viene presentata, ma il punto è che, se qui in Ovidio si tratta del problema della «perfetta corrispondenza d’amore», è tanto impossibile raggiungerla quanto il rassegnarsi al mancato conseguimento, fino a rendere la situazione «fatale»17.

Mi limiterò a dire che, per l’autore, la chiave sta non nel “narcisismo” di Narciso comunemente inteso ma, trattandosi di immagini (imaginis umbra), di cosa che ha a che fare con l’immaginare.

Difatti: Narciso in effetti è preso dalla voce, ma la voce corrisponde nel suo immaginario a qualcosa che nella realtà non può mai corrispondervi, esiste ciò che emette il suono «ma non esiste il corrispettivo visibile di quel suono» 32. Il riferimento va alle ricerche precedenti dell’autore sull’importanza della voce, nell’esperienza prenatale, nello sviluppo di un immaginario senza (ancora) immagini, nell’intuizione (giusta) che tuttavia tali immagini debbano in effetti esservi. Allo stesso modo ma simmetricamente, Narciso è preso dall’immagine nello specchio d’acqua, ma quando si avvede che essa corrisponde a se stesso, resta del tutto deluso, perché manca proprio quell’altro che egli vorrebbe far corrispondere all’immagine. Già, «perché l’immaginario è di una natura diversa dal reale» 25. Il dramma di Narciso – e di Eco – è che l’indefinito non gli si dà come determinato. 32

Nella seconda parte, “La trasparenza di Elena”, s’indaga «un altro rapporto possibile fra amore e immaginazione». 33 Sei ragazzi, tre coppie, attraverso le vicende magiche del bosco, che tuttavia sono importanti, infine pervengono a nozze, ognuno con l’amato. Dunque ciò che per Ovidio non era possibile, Shakespeare lo mette in scena. Com’è possibile? Dopo avere criticamente esaminato precedenti interpretazioni, Pulli passa a cercare la propria. Risalta qui la perspicacia dell’autore, che nei dettagli trova gli indizî.

Il punto è comunque che tutti i ragazzi, «prima delle vicende del bosco» in cui le situazioni si risolveranno in bene, «possono solo immaginare la vita d’amore che desiderano» e dunque «tutti i loro amori sono amori di fantasia» 49 e si è detto, a proposito di Eco e Narciso, che in tal caso verranno «esposti al rischio di svanire con il proprio compimento» 49. Come fare in modo che si realizzi «l’arte di far sopravvivere la passione al suo compimento» 50 cioè al fatto che essa venga realizzata in unione?

Anche in questo caso il dettaglio porta a soluzione – e dà il titolo alla seconda pare del libro: l’oggetto d’amore vien definito “trasparente”, nel caso come in ogni caso «Elena è amata in quanto trasparente; ed è trasparente in quanto amata» 53-4. Anche qui, il senso comune va a farsi benedire, l’autore lo sa bene, perché rileva come l’amante “potrebbe piuttosto lamentarsi di risultare trasparente agli occhi dell’amato” 54. Ma il pensiero, come la poesia, non è necessario che segua il senso comune. Perché, se si considera bene la parola trasparente, si può intendere che da Elena come «da ogni oggetto d’amore», attraverso lei, ma solo da lei per chi l’ama, si offre «un mondo immaginario» 55; e così quel che è indelicato secondo il buon senso diviene un elogio inarrivabile e l’amore di fantasia, che come idealizzazione è inappropriato, è diventato «fantasia d’amore» 55: i pericoli dell’immaginario nell’amore di fantasia sono stati discussi da Freud come da Heidegger, e sono noti; l’oggetto, l’altro in idea, sempre viene a un momento in cui i conti con il mondo potrebbero non tornare, e allora si chiede di essere amati per quel che si è. Questo accade nella fantasia d’amore, in cui la realtà prevale «senza bisogno di nessuna elevazione» 57 e l’immaginazione, senza essere perciò tagliata fuori, viene «evocata dall’essere amato» 57, quello vero, o reale.

Dunque «il testo di Shakespeare appare come il necessario compimento di quello di Ovidio» perché appare come «definizione della possibilità di quella perfetta corrispondenza d’amore che il testo di Ovidio … aveva prospettato come necessaria quanto impossibile».

Nota di lettura di Carlo Di Legge

 

Letto 198 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Luglio 2026 13:48