30 Settembre

Appunti di viaggio: Mexico Guatemala Belize

Maya in corriera    30 luglio-21 agosto 2017

NOTE del viaggio in Mexico (Sur), Guatemala, Belize

Il 30.7

A Roma, ho conosciuto gli altri cinque compagni di viaggio che partono da Fiumicino. Alice, coordinatrice del gruppo, e Giorgia, da Roma; Barbara e Davide, insieme – Davide di Viterbo, lei piemontese; Marco, appunto dalle Marche … gli ultimi tre hanno viaggiato nella notte.

La sera, a Città del Messico, si presentano gli altri due, che vengono in aereo da Milano: Lorena da Torino, e Paolo, da Bergamo.

Tutto abbastanza faticoso, per cominciare, come era previsto, e molto bene. Alice conduce in apparente disinvoltura dall’aeroporto attraverso la metro di Mexico City, animata dai mariachi di turno, fino in centro, all’ostello. Lo trovo comodo e pulito. La città è viva nelle vie adiacenti, ma per questa volta … preferiamo riposare. Si dorme! Sei da una parte, in tre letti a castello, e due dall’altra, ma benissimo …

Il 31.7

Visita alle piramidi azteche del Sole e della Luna a Teotihuacàn. Trovo imponente la prima, in particolare. Comunica un senso di grandiosità: anche loro avevano un concetto di importanza dell’immagine … ma forse soltanto per quanto riguarda ciò che si riferiva al potere e alla sacralità. Il sole picchia e scotta.

La sera, a cena in un allegro ristorante del centro.

Si sta bene insieme. Incominciamo a separarci in gruppetti ma in ogni modo a stare insieme e a conoscerci.

1.8

Visito al mattino, con gli altri, i murales/affreschi di Diego Rivera alla piazza principale, a Palacio Nacional. Sono davvero ambiziosi, e grandiosi, e riusciti. Il progetto di unità della nazione messicana viene realizzato anche attraverso l’arte.

L’epopea della nazione messicana viene rappresentata attraverso le culture precolombiane, poi nell’impatto con gli spagnoli e l’inquisizione, infine, nella modernità, anche mediante l’incontro con l’ideologia e la cultura marxiste e con la cultura rivoluzionaria in generale: Marx, per un verso, soprattutto Villa e Zapata con i loro uomini.

Nel pomeriggio, è memorabile la visita alla casa di Frida Kahlo e Diego Rivera. Una casa isolata eppure strettamente connessa alle altre, con giardino, molto singolare, concepita in accordo con la cultura del Paese, ma con il tocco inconfondibile dei maestri nei particolari dell’arredo e dell’architettura: bellissimo, lo studio.

1-2-3.8

A sera, prima conoscenza dei bus messicani e relative stazioni: attraverso la notte un comodo – e fresco – autobus ci porta ad Oaxaca, città a sud-est di Ciudad de Mexico. Sbarchiamo un po’ addormentati e un piccolo automezzo ci trasborda alla nostra seconda residenza del viaggio, la graziosa e colorata Posada del centro.  Di qui visitiamo, nell’arco di quarantott’ore, i resti del centro simbolico Tolteco-Mixteco – Mitla –  , il sito-comunità di Hierve el Agua con la cascata pietrificata (una colata di carbonato di calcio, in realtà), e la vasca d’acqua in continuo transito in cui molti si calano nonostante la pioggia e il freddo (siamo nei pressi della Sierra Madre del Sud, di qui visibile tra le nubi; l’altezza si fa sentire); il centro Zapoteco (davvero spettacolare nella nitida impostazione geometrica della sua piazza) di Monte Alban.

4-5-6.8

Sempre viaggiando di notte, ci dirigiamo a San Cristòbal, nel cuore dello stato messicano più a sud, il Chiapas. Sarà uno dei momenti più vivi del viaggio. Si sente qui, oltre al più recente influsso della rivolta Zapatista alla capitale – la rivolta, intendo, dell’esercito che fu del sub-comandante Marcos – una diversa atmosfera culturale, sostenuta da attività commerciali piuttosto vivaci nel pur ridotto centro. Al mattino, partendo dall’alloggio della Media Luna, si visita S. Juan Chamula: ci si arriva a cavallo – per qualcuno come me è la prima vera esperienza, che non sia percorrere solo qualche metro: una salita tra sentieri e torrente, poi alla fine (sarà molto più difficile) la discesa, stanco e su un cavallo non proprio docile. Ma, ancora, un’esperienza molto forte: infine me la cavo con uno fondo schiena cosí spellato da sembrare quello d’una scimmia; chi non vuole, si accontenti della salita o della pianura, è la discesa a cavallo, a mio avviso, che richiede competenze più ardue. E la visita a S. Juan è significativa, sia per gli acquisti al mercatino (belle cose; ma conviene attendere il mercato per eccellenza, quello che poi vedremo a Chichicastenango, per gli affari) e soprattutto per la Chiesa, all’apparenza un edificio di rito cattolico con tutti i crismi, inclusi i santi, le cui numerose statue di legno sono ai lati della navata principale. In realtà, mi dicono, qui i riti che si continuano a celebrare sono riti maya. Non lo posso confermare e neanche smentire: quel che vedo e sento è l’atmosfera assai insolita, con incensi e fumi che offuscano l’atmosfera, soprattutto migliaia di candele accese ovunque e gente inginocchiata in tutti i punti del pavimento (senza i consueti banchi/sedie in fila delle nostre chiese). Qualcuno raschia via di continuo la cera fusa, che sarebbe sdrucciolevole, e la copre con paglia verde. Anche una ragazza del nostro gruppo esce turbata da quell’ambiente; qualcuna evita di entrare.

Il secondo giorno a San Cristobal è interamente, e giustamente, dedicato alla visita al Sumidero canyon. Si tratta di uno scavo profondo, in una gola relativamente stretta invasa dal fiume Grijalva ma con pareti alte sul fiume in alcuni punti fino a 1000 metri, con effetti imponenti, spettacolari, per la varietà della fauna visibile ai bordi e nell’aria o sui rami (scimmie-ragno, pellicani, anche coccodrilli), per via della possibilità di navigarvi su battelli a motore, quindi per la possibilità di guardare dal basso come dall’alto delle terrazze panoramiche, i miradores.

Il terzo giorno, prima di andar via, si viaggia alle cascate di Agua Azul – davvero azzurre e sul serio bellissime, nonché con qualche insidia inattesa: mi sembra di sapermela cavare in acqua, ma non ho fatto i conti non l’azione combinata dell’acqua dolce e della corrente, per cui a un certo punto mi non mi bastano le forze per uscire, a un passo dalla sponda, e chiedo aiuto a Barbara, la più vicina: mi danno subito una mano, con Paolo, e me la cavo senza danni. Proseguiamo senz’altro per Palenque, la città Maya quasi del tutto sepolta nella jungla: vediamo solo due edifici, il palazzo del governo con il luogo di addestramento dei guerrieri e le stanze, e la piramide-cenotafio, situata al suo lato sinistro. La guida, nella breve illustrazione, insiste sul fatto che nella jungla, sotto i rialzi conici e i grovigli di alberi a vista, vi siano ancora più di 1400 edifici.

La vita a San Cristobal, soprattutto la sera, è assai più sostenuta e brillante che nella restante parte visitata del Messico, se si eccettua il centro della capitale. L’attività commerciale qui è fiorente. Sono frequenti i bar con sedie e tavolini all’aperto, dove bere o gustare qualcosa. Qui abbiamo cenato meglio che in qualsiasi altro posto; divertenti o anche eleganti i negozi con gadget della guerriglia, momento di emancipazione anche per le donne, o le gioiellerie, panetterie e pasticcerie.

7-8-9.8

Presto, molto presto al mattino, si lascia il Messico per il Guatemala. Viaggio lungo. Nessun problema alla frontiera, ma è subito evidente che si lascia un mondo per entrare in un altro, simile per certi tratti, ma perfino più povero. Solo a sera arriviamo alla destinazione, che è il lago Atitlàn: al momento, esso è del tutto invisibile tra le nuvole e la pioggia. Fa fresco, siamo ad oltre duemila metri; il paese da raggiungere è Panajachel, che si trova sulla sponda del lago, e vi scendiamo, a circa 1600 di quota. Qui alloggiamo avvertendo fin nelle ossa l’umidità del lago: credo che niente e nessuno ne vada esente. Fa fresco e piove spesso, due-tre volte al giorno, anche a dirotto: è il clima che lo comporta, fatte salve alternanze di sole. Il secondo giorno ci muoviamo per il mercato del martedì a Sololà. Importante mercato, molto popolato da venditori di pollo e patate fritti al momento, con cerveza da procurare e da consumare dove capita. Una incredibile profusione di merci, indicibile sporcizia, quindi evidente carenza di condizioni igieniche, tra la sfavillante, attraente ricchezza dei colori; prevalenza assoluta di piccole donne venditrici e artigiane, sempre dai coloratissimi vestiti (le donne si dedicano all’artigianato, mi è stato detto, gli uomini all’agricoltura), e ovunque bambini, tantissimi bambini. L’ultimo giorno è destinato alla visita di un paio di centri sul lago; la visita riesce, il cielo è pulito e tutto sorride fino al primo pomeriggio, pranziamo in allegria e armonia in una locanda qualunque, facciamo piccoli acquisti, contrattando ognuno secondo le proprie attitudini a tirare sul prezzo (le mie, alquanto scarse, ma apprendo) e proprio mentre lasciamo il tavolo per la barca si scatena il finimondo, secondo copione. Raggiungiamo alla meno peggio l’attracco (chi con il tuc-tuc, il piccolo mezzo semicoperto bi- o triposto, chi, ostinatamente, a piedi) e si ritorna – acqua dal cielo, acqua sotto: ma si attraversa il lago e siamo ancora a Panajachel, e in parecchi ancora andiamo sulla via del lago ancora a trovare i venditori, a strappare oggetti colorati al miglior prezzo … Tutto sommato, non si mangia benissimo al lago – il posto della prima sera è da dimenticare, gli altri sono appena decenti, ma cenare insieme fa buonumore.

Ci troviamo molto bene insieme. Il gruppo è piccolo di numero, ognuno ha modo di intendere l’altro nel quotidiano e di apprezzarne le qualità, misurandosi insieme sulle necessità e sugli ostacoli che si presentano. Le discussioni possono sempre avvenire, ma debbo dire che non ce ne sono state, né di animose, né per motivi palesemente assurdi. Sono state poche e assai civili; ognuno è stato in grado di comprendere l’altro, di dargli lo spazio che chiedeva, ricevendolo a sua volta. Anzi, debbo aggiungere che forse il motivo principale per cui l’esperienza mi ha lasciato il segno è stata proprio la nostra gran capacità di convivere, di persone che per la maggior parte non si conoscevano, e che alla fine ho conservato un sentimento di vicinanza a tutti, pur così diversi tra loro e da me; e direi che il sentimento che è emerso dall’esperienza di venti giorni insieme, giorno e notte, è stato quello della solidarietà tra donne, tra uomini, tra donne e uomini, tra esseri umani, visti nella loro gran qualità ma anche nelle inevitabili fragilità.

Un esempio? Ho visto più d’una volta, in più d’uno, che la stanchezza o il tipo di comunicazione  mettevano alla prova la qualità della relazione; ho notato che allora l’interessato, dopo qualche minima esternazione, si isolava e in silenzio si modificava, riequilibrandosi  fino a riprendere rapporti sereni con tutti. Insomma, ci “resettavamo” a turno perché con gli altri tutto funzionasse … e questo mi pare degno di nota.

10-11.8

Lasciamo anche il lago dalla fama leggendaria e dai tre vulcani per andare. Passiamo per Chichicatenango, uno dei più celebri mercati esistenti: anche qui gli squillanti colori fanno da padroni, e la folla, veniamo di continuo chiamati in causa da venditori che ci propongono essi stessi la contrattazione. Lo stesso cimitero è colorato, meta di visita da parte di numerosi gruppi. A  metà giornata, lasciamo il mercato e si viaggia per Antigua, destinazione finale della giornata. L’antica, ambiziosa città spagnola resta l’esempio di come i progetti possano dissolversi, eppure cambiare del tutto, e sostituirsi con altri progetti, perché le cose stesse cambiano di continuo. E così Antigua vive ancora, dopo le distruzioni dei vulcani, ma non nella grandezza che pensarono gli spagnoli, bensì nella leggerezza – sia pure all’ombra minacciosa, tremenda e anche divina, grandiosa, del fuoco – della vita commerciale, dei bar, dei locali di notte, delle centinaia di studenti a prevalenza americani che sono qui  ad apprendere la lingua spagnola. Qui ho  assaggiato un pomeriggio, con i nuovi cari amici Lorena e Marco, il miglior caffè espresso di tutto il viaggio: poco a che fare con il caffè napoletano, eppure superlativo (produzione locale). Qui, ho trovato la miglior cioccolata (peraltro sempre ottima) con biscotti fatti in una panetteria: sembrava il famoso cioccolato siciliano, quello di Modica. Qui, locali per il pomeriggio e la sera, approssimati come quasi tutti nell’arredo, ma qualcuno accurato nella preparazione del cibo, e anche con musica da vivo; qui, infine, almeno tre esperienze di confronto con la rabbia e la frustrazione delle donne indie, in particolare, che ho cercato di gestire a mio modo.  Qui ho ricordato, perché si faceva realmente presente, il nome del domenicano spagnolo e vescovo del Chiapas, Bartolomé de Las Casas, che difese le ragioni dei nativi americani alla corte di Carlo V. Insomma, sembrerà strano, lo so, ma Antigua, forse almeno quanto Mexico o San Cristobal, resta forte nella mia esperienza.

Anche per la faticosa salita al vulcano Pacaya, uno dei tanti attivi qui intorno, non proprio immediatamente sopra la città. Con il suo deserto di lava raffreddata, le rocce in porfido o simil-porfido, l’energia della terra che s’intuisce o si vede dai vapori emergenti qua e là, le esplosioni in lontananza, il rifiorire di colori appena al margine delle distruzioni.

12-13.8

Viaggiamo tutta la giornata, dal mattino, per arrivare verso la costa, al lago Izabal e da quello alla residenza di Finca Tatin, il villaggio sull’acqua e nella jungla. Ci dicono che “Finca” sia una tipologia di gruppo qui usata, seguita dal nome di gruppo o di famiglia. Sapevo già del fascino unico e delle piccole difficoltà; pernottiamo solo una volta, ma per alcuni di noi è abbastanza, perché qui l’incanto del giorno – in cui visitiamo Livingston, giacché il lago confina con il mare – e ci bagnamo alla cascata di Rio Dulce, e la freschezza della sera, in cui davvero si sta alla grande nell’ambiente centrale della Finca, dove siamo numerosi i gruppi ospiti, nonché italiani, sembra vengano cancellati nella notte. Per qualcuno gli alloggi sono scomodi (sono angusti e vi fa caldo-umido, tremendo, ma si dorme lo stesso); soprattutto, le creature della jungla prendono il sopravvento. Immancabili i ragni giganti dalle zampe pelose per salutarci nelle stanze, sulle zanzariere, nel bagno comune; rane e rospi molto ben messi; insetti, per fortuna, non ne avverto, e neanche rettili, ma s’intuisce tutt’intorno un gran brulicare di vita … vengo eletto sul momento (gli altri uomini sono a biliardo) all’onorifica mansione di scaccia-ragni, e sembra che, senza far loro male, riesca facilmente nell’operazione.

Al mattino, neanche il tempo di far colazione e via per un tragitto lungo, a visitare Tikal (tipico è questo modo di procedere a zigzag per il centro America: non è un tragitto lineare, e Tikal-Flores sono piuttosto lontane da Finca Tatin).  Il nostro cammino per i sentieri della città Maya, questa volta piuttosto in evidenza, e vasta nella jungla, viene visitato dalle scimmie-ragno e dalle urlatrici, che ci vengono quasi a contatto – la guida dice: segno di fortuna, e io lo spero. Qui le piramidi del re e della regina, quella del guerriero, gli altri complessi, vengono percorsi e fotografati con attenzione; c’è     molto di più che a Palenque, almeno da vedere. Dopo circa quattro ore ci coglie l’immancabile acquazzone e torniamo di fretta al piccolo automezzo, per raggiungere Flores, non proprio nei paraggi, sul lago Petén. Qui cominciamo a respirare la Giamaica. Ci accampiamo tutti e otto, d’amore e d’accordo, in una larga stanza-garage dai letti abbastanza comodi.

15-16.8

È la volta del Belize. Da Flores arriviamo in dogana, e poco qualche tempo siamo all’imbarco. Chi brontolava che nel programma vi fosse troppo viene presto zittito: sarà anche troppo, e tuttavia merita. Approdati all’isola di Caye Caulker, benché stanchi anche per il faticoso tragitto in barcone a motore stipato di gente, ci troviamo in un contesto del tutto diverso, con mare cristallino, palme, sabbia bianca e atmosfera sempre più giamaicana.

Di qui in poi, in effetti, fino a Isla Mujeres, l’apparenza delle persone, e l’aria della musica dei night, sapranno molto più di Giamaica e di reggae. Ci troviamo in un universo diverso, con uomini e donne neri o creoli o meticci, e modi di fare disinvolti, talora sfidanti o sfrontati, altre volte cordiali e accoglienti, ma un popolo di cultura molto diversa dai complicati e spesso bollenti messicani o dai piccoli, sofferti guatemaltechi.

Qui il pezzo forte è la visita alla barriera corallina (la seconda al mondo, dicono, lunghezza circa 240 km) e il nuoto alla barriera, con i lamantini e con gli squali nutrice. In effetti anche a me la visione del cielo, di queste acque e di quel che si nasconde subito sotto dà un’idea del paradiso. Un contesto in cui la natura s’impone ma è benevola e si cerca, sembra, di proteggerla. Ci immergiamo tutti insieme per una nuotata (con guida) alla barriera; torniamo alla barca incantati dai colori dei pesci e dei coralli. Mi sembra un’esperienza indimenticabile e le foto fanno testo.

16-17.8

Lungo viaggio di rientro in barca al Messico, prima alla dogana a San Pedro, poi a quella messicana di Chetumal.

In pullman di linea, quindi, a Tulum.

Ci accoglie un posto ancora in costruzione, molto rustico, un ostello a casupole separate dal tetto in paglia, acqua in lavandini e doccia che pare sgorgare da rubinetti-conchiglia, e i letti, all’apparenza rudimentali, in realtà sono così comodi  che si dorme molto bene.

Al mattino cominciamo dalle rovine di Tulum sul mare, per poi visitare con più calma il celebrato centro Maya di Chichen-Itza, meraviglia del mondo, anche se forse, rileva qualcuno, non proprio  una delle prime sette; di ritorno, immersione doppia nelle due caverne carsiche del Grand Cenote, ovvero  X’keken e Samula.

Si avvicina la fine del viaggio, e da Cancun c’imbarchiamo per Isla Mujeres, dove arriviamo in pochi minuti, la sera, e dove saremo per due giorni. Qui ci attende una delle esperienze più sorprendenti e affascinanti del viaggio.

17-18-19.8

A differenza di Caye Caulker, Isla Mujeres è piena di palazzi, di automobili, di traffico, e diversamente e terribilmente sporca. Sbando iniziale: arrivati a sera inoltrata, scopriamo che l’albergatore, nonostante la corretta prenotazione tramite booking.com, ha … venduto qualche alloggio riservato a noi. Insomma non ci sono tutte le stanze. Sacramenti a lui e concitata ricerca: troviamo per fortuna proprio di fronte allo scalo marittimo, bisognerà solo attraversare la strada quando andremo via.

Eppure, nonostante le negatività, anche l’Isla conserva qualcosa di magico: la playa norte, e la punta opposta … per esempio, con mare, sabbia bianca e palme, e poi soprattutto … l’alto mare.

Dopo un giorno di quiete relativa, comunque siamo stanchi e si vede. Anche i miei nuovi amici, di parecchio più giovani di me, lo sono: il viaggio, nonostante alcuni utili accorgimenti decisi insieme per renderlo più tranquillo, era e resta intenso.

Lo è a maggior ragione per chi ha responsabilità di conduttrice del gruppo. Si vede che Alice è provata, ma non perché lei lo dia a vedere: eppure, con gran senso di responsabilità, porta avanti per bene e fino alla fine il suo compito, guardando ogni volta a tutto ciò che è essenziale, dalla prenotazione dei mezzi a quella degli alberghi, alle cene, sempre attenta alla scelta prezzo/qualità più conveniente. Ci siamo talmente abituati a questo, credo, che pochi alla fine ci fanno caso: lei è in effetti quel che dovrebbe essere, ovvero il motore che coordina i nostri spostamenti, cercando in line di massima l’accordo e salvo che qualcuno non voglia per sé diversamente – il che avviene, ma solo in qualche caso (diversi di noi appaiono comunque in qualche modo competenti, autonomi). Ma anche guardare i messaggi che ci scambiamo attesta come, pur separandoci a volte, ci cerchiamo anche per il piacere di riunirci e di condividere una parte del tempo. La mia esperienza di vita, anche professionale, mi dice che questa buona aria tra di noi è anche merito della persona di riferimento, che senza parere esercita, come si suol dire, una certa leadership. Eppure nessuno manca di personalità: anzi. Qualcuno di noi ne ha da vendere.

Dunque, il 19 è ultimo giorno e si va per … balene, anzi per squali-balena: in programma si promette che nuoteremo che quegli animali, e così avviene. Ben lontano dalla costa, le nostre guide individuano il punto di mare, e li vediamo: vengono a fior d’acqua, sono davvero splendidi. Quattro metri di lunghezza e magari qualcosa in più, poderosi animali a regolari puntini bianchi sulla pelle – e, sorpresa, accanto a noi e con i whale-sharks nuotano le mante: anch’esse gigantesche, innocue e giocherellone. Una schizza due volte in alto fuor d’acqua, ricadendo in un grande scroscio dopo aver mostrato il ventre bianco (il dorso è pressoché nero, e la coda … potrebb’essere benissimo uno squalo-balena, ma quelli sono più compassati … ). Due per volta, me compreso, ci caliamo in acqua con una guida e nuotiamo come possiamo a loro fianco: sappiamo che possiamo affiancarli, ma non dobbiamo toccarli. Difatti uno di essi, venuto a contatto con un appartenente ad altro gruppo, si allontana. Siamo incantati dalla vicinanza, che percepiamo chiaramente come amichevole, di queste potenti bestie, che sembra un prodigio, qualcosa di fiabesco. Anche questo ci resterà, a parte i video della GoPro che ci arriveranno regolarmente …

20-21.8

Con qualche fatica evitiamo i taxi di Cancun (aggressivi, pretenziosi i driver incontrati) e arriviamo in bus di linea urbana all’albergo. Sono stanchissimo e ho bisogno di sonno: anche se non è prenotata per me (le partenze sono, come gli arrivi, in due scaglioni, Roma e dopo Milano), Lorena e Bruno mi offrono di dormire. Dunque non sarò con gli altri l’ultima notte, e forse si capisce: me ne spiace davvero molto. In compenso, dormo. Poi Davide mi racconta che hanno visto la Cancun americana, un po’ ricalcata sul modello di Miami, e i locali notturni e le feste che là abbondano. Bene, all’una tornano: alle due il piccolo bus di turno – sempre evocato al momento opportuno da maga Alice, con trattativa sotto gli occhi di tutti, apprenda chi vuole – ci verrà a prendere, un abbraccio di fine viaggio a Lorena e Paolo, che resteranno in stanza per qualche altra ora.

Alle 6.30 siamo in volo. Dopo due scali a Houston e Chicago, e una quindicina di ore abbondanti di volo, a Roma. Dato il fuso orario diverso, sono le 10.30 circa di lunedì 21 agosto.

Un abbraccio ancora, a tutti, amici. Alice e Giorgia, Barbara e Davide, Lorena, Marco e Paolo. Siete stati e mi restate tutti vicini, ognuno a suo modo. Per me, non ho avvertito differenze, quando ho avuto bisogno di fermarmi o di stare da solo non ho avuto problemi, spero di non averne dati troppi, credo di avere di solito scelto i momenti in cui potevo farlo. Resta un piacere avervi conosciuti, e ogni tanto pensarvi, con quel sorriso interiore che evoca visi e stili di persone che piace ricordare, belle esperienze vitali condivise.

                                                                                                                                                                                                       Nocera Inferiore, 25 agosto 2017

Letto 215 volte Ultima modifica il Domenica, 01 Ottobre 2017 09:30